Lettere dal domani, Romano Battaglia, 1973 SEI

Lettere dal domani Romano Battaglia

Al cimitero di Colombè hanno portato tanti morti in questi anni e ora ci sono tante croci con tanti nomi. Dove non ci sono i nomi ci sono i fiori dipinti. Ogni volta che portano un morto da dentro al cimitero soffia un vento forte e allora fanno molta fatica a entrare dentro e qualche volta i portatori cadono con la bara e allora tutti piangono. Io credo che quel vento che soffia davanti al cancello sia il vento di Dio che non vuole più morti al cimitero“.

Colombè (Biafra), 13 maggio 1971                                  Anne, 7 anni

Ho trovato il libro su una bancarella al mercatino di Gonzaga e ho da subito inteso che mi attendesse, lì, coperto da tanti altri libri. Ho la certezza che non fosse oggi sul quel banco per caso, ma perché ci incontrassimo.

L’immagine di copertina è uno scatto di Mariapia Vecchi.

Nella presentazione l’autore scrive: “Ora, quando qualcuno mi chiederà se queste lettere sono vere, io risponderò che è meglio credere di sì perchè questi bambini sono il domani del mondo“.

Io potrei essere una/o tra quei bambini, perché nel 1973 avevo circa l’età di alcuni di essi. E mi trovo a pensare che avrei potuto essere un domani migliore. Ma ora è tardi per pentirsi e recriminare: non sono quasi più “domani”…

 

 

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